Perché Viterbo Medievale? La sfida di un cronista tra Papi e Imperatori
Da giornalista, il mio mestiere è interpellare il presente. Eppure, chiunque abbia camminato tra i vicoli di Viterbo sa che qui il presente è solo l’ultimo, sottile strato di una vertigine millenaria. Mi sono sempre chiesto "perché?". Perché queste pietre parlano ancora così forte? Perché certi eventi, sepolti da otto secoli, sembrano ancora vibrare sotto i nostri piedi?
Marc Bloch, uno dei padri della storiografia moderna, scriveva: «L’incomprensione del presente nasce fatalmente dall’ignoranza del passato. Ma non è forse meno vano affaticarsi a comprendere il passato, se non si sa niente del presente». È in questo cortocircuito tra cronaca e storia che nasce Viterbo Medievale. Non sono uno storico – non ancora – né un archeologo; sono un grande amante della Storia, uno che fin da ragazzino, tra un albo di Topolino e l'altro, divorava avidamente i racconti di Gengis Khan e di Carlo Magno. Oggi, da giornalista, ho deciso di applicare il metodo dell'inchiesta alla nostra identità più profonda, per capire chi siamo diventati partendo da chi siamo stati.
Per troppo tempo abbiamo osservato Viterbo attraverso un unico binocolo: quello della "Città dei Papi". Certamente, la narrazione del primo, più lungo e cruento Conclave della storia — quei 1006 giorni tra il 1268 e il 1271 in cui il mondo cristiano rimase col fiato sospeso — è un pilastro della nostra unicità. Ma Viterbo "non è tutta qui" e non è mai stata una città a una sola dimensione.
Viterbo ha un cuore duplice. Se da una parte c’è la tiara papale, dall’altra batte con forza l’aquila imperiale. Federico Barbarossa e, soprattutto, Federico II di Svevia trovarono qui non solo una dimora, ma un campo di battaglia politico e civile. La recentissima "riscoperta" del Palazzo di Federico II ha agito come una scintilla, risvegliando nei viterbesi una memoria troppo a lungo lasciata in soffitta. Pochi giorni fa, una Sala Regia di Palazzo dei Priori letteralmente traboccante di pubblico ha dimostrato che c’è una fame di storia che va oltre la semplice curiosità: è un bisogno di riappropriarsi di un potenziale inespresso che è turistico, culturale e, soprattutto, umano.
Viterbo Medievale nasce come un atto di civismo narrativo. Non vogliamo sostituirci alle istituzioni, ma affiancarle facendo quello che sappiamo fare: raccontare. Abbiamo l'ardire di voler essere il ponte tra il rigore della ricerca e la passione del pubblico. Per questo, il nostro portale non sarà un contenitore di leggende, ma un laboratorio dove storici, archeologi, medievisti e docenti universitari metteranno il loro sapere al servizio della divulgazione professionale.
Jacques Le Goff amava dire che «il Medioevo ha inventato l'Europa». Noi aggiungiamo che il Medioevo ha forgiato il carattere dei viterbesi: un popolo mai domo, capace di sfidare i sovrani del Sacro Romano Impero e di scoperchiare i tetti per forzare la mano ai cardinali. Popolo di una città che centinaia di anni fa era meta di sovrani provenienti da tutto il mondo. Un crocevia in cui si consumavano regicidi che scuotevano l'Europa — come il brutale omicidio di Enrico di Cornovaglia — e tappa imprescindibile sulla Via Francigena per giganti del calibro di Carlo Magno e Canuto il Grande, che da qui transitavano prima di raggiungere la Città Eterna.
Oggi, quella "età di mezzo" — troppo spesso liquidata come oscura — ci appare in realtà come un'epoca di luce abbagliante, fatta di torri che sfidano il cielo e di ingegni che hanno inventato la modernità. Viterbo Medievale vuole restituirvi questo racconto vitale, vivido e in perenne evoluzione. Perché conoscere la nostra storia non è solo un omaggio al passato, è l’unico modo per progettare, finalmente, un futuro all’altezza delle nostre pietre.
Classe '85, giornalista, laureato in Scienze della Comunicazione, ho raccontato la politica, la cronaca e la cultura per testate locali e nazionali, tra cui Il…