Il mondo secondo Francesco: oltre il mito, la storia. Il Poverello d'Assisi sostò davvero a Orte?
di Diego Galli
Lo scorso settembre, nella cornice delle celebrazioni per l'Ottava di Sant'Egidio, la città di Orte ha ospitato un incontro di grande respiro storiografico. Su invito degli organizzatori e del Comune, il professor Antonio Musarra, docente di Storia Medievale a La Sapienza di Roma, ha presentato il suo recente saggio Il mondo secondo Francesco d'Assisi (edito da Il Mulino).
Il testo di Musarra rappresenta uno spartiacque metodologico. La critica lo ha già ampiamente lodato per il netto rifiuto dell'agiografia consolatoria: Musarra spoglia la figura del santo dei facili sentimentalismi sedimentati nei secoli. Non ci troviamo di fronte all'icona ecologista o pacifista forgiata a partire dagli anni Sessanta, ma a un uomo del Duecento, profondamente immerso in un mondo brulicante di mercanti, lebbrosi, papi ed eretici. Le tensioni politiche, l'humus mercantile paterno e la fascinazione per l'ideale cavalleresco non sono semplici accidenti di contorno, ma la vera materia prima che Francesco sovverte e trasforma nella sua radicale proposta di fede.
Il peso del Medioevo: un viaggio fisico
Per comprendere appieno la dialettica tra spazi e poteri in cui si muoveva Francesco, bisogna innanzitutto misurarsi con la fisicità del Medioevo. È ciò che fa Musarra nel bellissimo capitolo introduttivo del libro, intitolato In principio, dove la storiografia cede il passo a un ricordo intimo e autobiografico.
Il professore racconta del suo primo viaggio a piedi verso Assisi, a vent'anni, partendo da La Verna con uno "zaino di tela rigida con il fondo sdrucito". Un cammino nudo e crudo, intrapreso quando non esisteva il "turismo spirituale" e la rassicurante segnaletica odierna. Una marcia faticosa, di venticinque-trenta chilometri al giorno attraverso l'Appennino estivo (toccando Pieve Santo Stefano, Sansepolcro, Città di Castello, Pietralunga e Gubbio) condivisa con un piccolo gruppo di amici e con Sonia, la donna che poi sarebbe diventata sua moglie.
Tra le "caviglie affaticate" e il ritmo ipnotico dei passi, emerge il ritratto di un mondo fatto di incontri fortuiti, come quello con un contadino vicino a un ponte romano che, saputo della loro provenienza, risponde in dialetto con l'enigmatico presagio di un "gallo che gli aveva cantato a rovescio". Il culmine sensoriale del racconto è l'impatto con la meta: il Sacro Convento di Assisi che appare dalla nebbia, "compatto come un'unica scogliera di pietra, quasi privo di concessioni alla forma". Un prodigio architettonico voluto da frate Elia, più simile a una fortezza che a un eremo. Il viaggio si conclude nel silenzio del riparo offerto da una modesta casa del Terzo Ordine Regolare, cullati solo dal "ronzio d'un'ape".
Questo gancio narrativo, fatto di terra bagnata, sudore e pietra, è lo strumento perfetto per introdurre il lettore alla vera consistenza delle distanze e degli spazi medievali.
I 15 giorni a Orte: tra agiografia e archeologia
Ed è proprio ragionando sugli spazi e sulle vie di comunicazione che la conferenza ha toccato il cuore pulsante della nostra storia locale: Francesco è passato per Orte?
Durante la presentazione, il prof. Musarra non si è sottratto alla domanda. «La risposta ovviamente è sì», ha esordito, precisando subito dopo: «Io dico 'forse', ma cerco di circostanziare.» Il riferimento obbligato è alla Vita Prima di Tommaso da Celano (redatta tra il 1228 e il 1229), il quale narra che Francesco, di ritorno da Roma nel 1209 dopo l'approvazione orale della Regola da parte di Innocenzo III, sostò nella Tuscia:
«Proseguirono fino a un luogo vicino a Orte e qui si fermarono nel luogo vicino per circa 15 giorni. Alcuni di loro si recarono in città a cercare il vitto necessario [...] chiedendo l'elemosina di porta in porta. [...] Se avanzava qualcosa, quando non potevano donarla ai poveri, la riponevano in un sepolcro che un tempo aveva custodito corpi di morti...»
Come ha spiegato magistralmente Musarra, approcciare una fonte del genere richiede estrema cautela. L'agiografia non è una cronaca topografica, ma un testo teologico: serve a dettare la regola morale per i frati successivi. «Quello che interessa a Tommaso è mostrare i benefici della Provvidenza», ha precisato lo storico.
Tuttavia, la verosimiglianza storica c'è. «Il fatto che Orte sia menzionata è già un punto a favore della tesi», ha ammesso Musarra, pur avvertendo che «Orte è sempre stato lo snodo di passaggio fondamentale per raggiungere Roma dall'Umbria, per cui può essere anche tranquillamente un passo costruito a tavolino».
Il dibattito che ne è scaturito con il pubblico ortano ha però aggiunto suggestivi tasselli di archeologia e storia locale. Come fatto notare dai presenti, Tommaso da Celano parla esplicitamente dell'uso di antichi sepolcri come riparo. E proprio di fronte a Orte si stagliano le celebri necropoli etrusche. Un indizio che si lega a filo doppio con la successiva storia urbanistica: non è un caso, infatti, se proprio nell'area delle grotte venne fondato, intorno al 1460, il Convento di San Bernardino (o dell'Osservanza).
Come suggerito da un intervento dal pubblico: «Che si sia mantenuta dunque una memoria per due secoli è probabile». Un'ipotesi affascinante su cui lo stesso Musarra ha chiosato: «Senza dubbio che Tommaso conoscesse la possibilità delle tombe etrusche... può essere. Per cui sospendiamo il giudizio, ma siamo fiduciosi.»
L'invenzione della "Minoritas"
Il saggio di Musarra e il vivace dibattito ortano ci restituiscono così un Francesco disincantato, lontano dalle manipolazioni successive (prima fra tutte quella di Bonaventura da Bagnoregio, che decenni dopo farà distruggere le vite precedenti per creare l'immagine inarrivabile dell'Alter Christus).
Il vero nucleo del francescanesimo storico si ritrova nella geniale intuizione della Minoritas. Non solo povertà materiale, come professavano altri gruppi del tempo (ad esempio i Valdesi), ma la scelta teologica di "farsi piccoli", imitando lo svuotamento del Cristo che si abbassa fino a farsi uomo e a nascondersi nell'Ostia consacrata.
L'incontro di Orte ha dimostrato ancora una volta come la grande storia passi necessariamente attraverso le pietre, le strade e le grotte del nostro territorio. Il mondo secondo Francesco d'Assisi non è solo un libro sul santo patrono d'Italia, ma una lente formidabile per osservare il brulicante, faticoso e straordinario mondo del Duecento.
Di seguito, la conferenza tenutasi a Orte. Video pubblicato da Ente Ottava Medievale Orte, organizzatrice dell'evento.
Classe '85, giornalista, laureato in Scienze della Comunicazione, ho raccontato la politica, la cronaca e la cultura per testate locali e nazionali, tra cui Il…