Cattedrale di San Lorenzo: il calcolatore di pietra e la sequenza di Fibonacci

Cattedrale di San Lorenzo: il calcolatore di pietra e la sequenza di Fibonacci

di Diego Galli

Il Colle del Duomo di Viterbo è il fulcro di un potere secolare, un'acropoli le cui fondamenta affondano nel primo nucleo vitale della città. Al centro di questo crocevia strategico si erge la Cattedrale di San Lorenzo. Elevata a sede diocesana nel 1192, la chiesa si impone allo sguardo con il suo severo impianto basilicale a tre navate. Eppure, limitarsi alla contemplazione estetica o religiosa di queste pietre significa ignorare il reale linguaggio con cui i costruttori medievali ne hanno plasmato lo spazio.

Spogliando l'edificio dalle incrostazioni dei restauri successivi e interrogando le nude geometrie, la Cattedrale di Viterbo smette di essere un semplice luogo di culto per rivelarsi un vero e proprio "calcolatore di pietra". L'indagine architettonica restituisce una realtà materiale dove la fede cede il passo all'alta ingegneria: le proporzioni del Duomo sono governate da una rigida matrice matematica, indissolubilmente legata alla figura di Leonardo Pisano, universalmente noto come il Fibonacci.

Pavimento cosmatesco della Cattedrale di San Lorenzo di Viterbo
Pavimento cosmatesco della Cattedrale di San Lorenzo di Viterbo

L'abbandono del piede romano e la logica del "braccio fiorentino"

Per decifrare il genio costruttivo di San Lorenzo, è necessario abbandonare i paradigmi locali. I rilievi eseguiti con il massimo grado di accuratezza, recentemente pubblicati nello studio La Cattedrale di San Lorenzo, Rilettura di un manufatto Architettonico (Edizioni ArcheoAres) a firma dell'archeologo Gianpaolo Serone e dell'architetto Alessio Patalocco, dimostrano che l'impianto non risponde alle tradizionali unità di misura romane. La chiave di lettura emerge applicando alla planimetria il "braccio fiorentino" (equivalente a circa 0,58 metri). Sotto questa lente metrologica, le dimensioni si allineano in numeri interi perfetti, svelando un impalcato proporzionale vertiginoso basato proprio sui sottomoduli della celebre successione aurea (1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55).

Ripercorrendo il rilievo, i numeri parlano con disarmante chiarezza: la larghezza della navata equivale a 34 braccia, la lunghezza del presbiterio a 21, e la loro somma definisce l'esatta lunghezza totale dell'aula, corrispondente a 55 braccia.

Pianta Cattedrale di San Lorenzo
Immagine della pianta della Cattdrale, tratta dal libro La Cattedrale di Viterbo (Edizioni ArcheoAres)
Immagine della pianta della Cattdrale, tratta dal libro La Cattedrale di Viterbo (Edizioni ArcheoAres)
Immagine della pianta della Cattdrale, tratta dal libro La Cattedrale di Viterbo (Edizioni ArcheoAres) (FOTO B)

Non magia, ma controllo di cantiere: il sistema mnemonico

Di fronte a queste evidenze, è facile cedere alla tentazione del sensazionalismo o dell'esoterismo d'accatto. Perché i costruttori medievali utilizzarono questa complessa serie numerica?

La risposta della nuda archeologia è straordinariamente pragmatica. In un cantiere del Duecento, privo di software di progettazione o planimetrie millimetriche su carta, la serie di Fibonacci applicata all'impianto non era altro che un rigoroso sistema mnemonico. Funzionava esattamente come altri sistemi in uso all'epoca, come l'alfabeto o lo zodiaco. Si trattava di uno strumento empirico, utile da applicarsi fisicamente in cantiere per mantenere un ferreo controllo geometrico dell'impianto architettonico man mano che i muri si alzavano e la fase di realizzazione avanzava. La sequenza fungeva da impianto ordinatore di tutto il complesso, garantendo proporzioni armoniche semplicemente attraverso la somma progressiva delle misure.

L'asse Pisa-Viterbo: il trattato e il cardinale

Come giunse questa conoscenza avanguardistica nel cuore della Tuscia? La storiografia ci offre riscontri concreti. Leonardo Pisano nacque a Pisa intorno al 1175. Grazie al padre, rappresentante dei mercanti pisani nell'odierna Algeria, Leonardo poté studiare i procedimenti aritmetici arabi, per poi divulgare le sue formidabili scoperte in Europa nel 1202 con il Liber Abbaci.

Poiché il cantiere della Cattedrale di Viterbo ebbe inizio qualche anno prima della pubblicazione del testo, gli studiosi ritengono plausibile che le maestranze, impegnate all'epoca in grandi opere, conoscessero il modello matematico empiricamente, ancor prima della sua codifica formale. Ma vi è una "firma" storica che lega inequivocabilmente il matematico alla città papale: Fibonacci dedicò un altro suo celebre trattato, il Flos super solutionibus quarundam questionum ad numerosum vel ad geometriam vel ad utrumque pertinentium, proprio al cardinale viterbese Raniero Capocci, che fu vescovo di Viterbo dal 1231 e poi dal 1243 al 1245. La massima espressione dell'aritmetica medievale e i vertici della curia viterbese dialogavano apertamente.

Così, il Fibonacci, scriveva al cardinale, in un'epistola che accompagnava la sua opera:

«Avendo compreso, o padre beato e signore venerando Raniero, Cardinale diacono di Santa Maria in Cosmedin per grazia del Signore, che la vostra santità si degnò di chiedere una copia dei miei scritti niente affatto in modo perentorio, ma semplicemente per lettera, nondimeno tuttavia accogliendo con reverenza questa richiesta contenuta nelle lettere che mi avete spedito, non solo intesi obbedire alla vostra volontà per questa parte, ma in verità, compilando questo libretto, che ho composto in lode e gloria al vostro nome, partendo da una diffusa moltitudine di scritti intorno a certe soluzioni ad alcune questioni che mi furono poste da alcuni filosofi del mio serenissimo signore Imperatore, e di altre che nel tempo mi furono poste, e di molte che sono state risolte in modo più approfondito qui che nel Liber abbaci che ho composto, e di molte che io stesso ho trovato, ho voluto dunque intitolarlo Fiore...»

La Cattedrale di San Lorenzo smette così i panni di semplice fondazione romanica per indossare quelli di manifesto scientifico. Camminare lungo i 55 moduli della sua navata non è solo un'esperienza estetica, ma un viaggio fisico all'interno di un'equazione di pietra. Un invito tangibile a varcare le porte di Viterbo non per inseguire ombre e leggende, ma per misurare, passo dopo passo, la nuda e sublime logica della Storia.

La Cattedrale, accanto al Palazzo dei Papi, in versione serale
Piazza San Lorenzo, con la Cattedrale (sx) e il Palazzo dei Papi (dx)

 

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Diego Galli
Autore
Diego Galli

Classe '85, giornalista, laureato in Scienze della Comunicazione, ho raccontato la politica, la cronaca e la cultura per testate locali e nazionali, tra cui Il…